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GANESHA     

Presso la religione induista, Ganesha o Ganesh, ("Signore di tutti gli esseri") è una delle rappresentazioni di Dio più conosciute e venerate; figlio primogenito di Siva e Parvati, viene raffigurato con una testa di elefante provvista di una sola zanna, ventre pronunciato e quattro braccia, mentre cavalca o viene servito da un topo, suo veicolo. Spesso è rappresentato seduto, con una gamba sollevata da terra e ripiegata sull'altra.

Ganesha è infatti il simbolo di colui che ha scoperto la Divinità in sé stesso,è il Signore del buon auspicio che dona prosperità e fortuna, il Distruttore degli ostacoli di ordine materiale o spirituale; per questa ragione se ne invoca la grazia prima di iniziare una qualunque attività, come ad esempio un viaggio, un esame, un colloquio di lavoro, un affare, una cerimonia, o un qualsiasi evento importante. Per questo motivo è tradizione che tutte le sessioni di bhajan (canti devozionali) comincino con una invocazione a Ganesha, Signore del "buon inizio" dei canti.

Ogni elemento del corpo di Ganesha ha una sua valenza ed un suo proprio significato:

  • la testa d'elefante indica fedeltà, intelligenza e potere discriminante;
  • il fatto che abbia una sola zanna (e l'altra spezzata) indica la capacità di superare ogni dualismo;
  • le larghe orecchie denotano saggezza, capacità di ascolto e di riflessione sulle verità spirituali;
  • la proboscide ricurva sta ad indicare le potenzialità intellettive, che si manifestano nella facoltà di discriminazione tra reale ed irreale;
  • sulla fronte ha raffigurato il Tridente (simbolo di Siva), che simboleggia il Tempo (passato, presente e futuro) ne attribuisce a Ganesha la padronanza;
  • il ventre obeso è tale poiché contiene infiniti universi, rappresenta inoltre l'equanimità, la capacità di assimilare qualsiasi esperienza con sereno distacco, senza scomporsi minimamente;
  • la gamba che poggia a terra e quella sollevata indicano l'atteggiamento che si dovrebbe assumere partecipando alla realtà materiale e a quella spirituale, ovvero la capacità di vivere nel mondo senza essere del mondo;
  • le quattro braccia di Ganesha rappresentano i quattro attributi interiori del corpo sottile, ovvero: mente, intelletto, ego, coscienza condizionata;
  • in una mano brandisce un'ascia, simbolo della recisione di tutti i desideri, apportatori di sofferenza;
  • nella seconda mano stringe un lazo, simbolo della forza che lega il devoto all'eterna beatitudine del Sé;
  • la terza mano, rivolta al devoto, è in un atto di benedizione (abhaya);
  • la quarta mano tiene un fiore di loto (padma), che simboleggia la più alta meta dell'evoluzione umana.


SIVA     

Siva è una delle più antiche divinità e le sue origini sono da ricercarsi negli inni dei Veda, i testi sacri induisti più antichi, all'interno dei quali compare inizialmente con il nome di Rudra, il fiammeggiante. Rudra, il Dio della tempesta, viene normalmente raffigurato come una divinità feroce e distruttiva le cui terribili fracce causano morte e malattie agli uomini e alle bestie. Rudra è attualmente uno dei nomi di Siva.
Numerosi testi sacri narrano che Siva abbia la sua dimora sul Monte Kailasa in Himalaya.
La consorte di Siva è Parvati, Siva rappresenta l'aspetto personale di Dio, Parvati è l'energia divina che da lui scaturisce, generando gli universi materiali e determinandone la trasformazione.
Siva è inoltre conosciuto come un ermafrodita : sia divino maschile e femminile.

Siva è anche chiamato Nataraja, il Signore della Danza. Essa è simbolo dell'eterno mutamento della natura, dell'universo manifesto, che attraverso una danza scatenata Siva equilibra con armonia, determinando la nascita, il moto e la morte di un numero infinito di corpi celesti.

Il cobra che porta con sé…

Siva è situato al di là dei poteri della morte ed è spesso l'unico supporto nei momenti di estrema sofferenza; egli ingoiò il terribile veleno Halahala (o Kala Kuta) per evitare che lo stesso contaminasse l'universo. Si dice che Parvati, per evitare che il marito si avvelenasse, gli legò un cobra attorno al collo; ciò trattenne il veleno nella sua gola, che divenne blu. Il cobra mortale rappresenta l'aspetto di vincitore della morte che Siva conquistò in questo modo.

Il tamburo e il tridente che tiene in mano…

Il tamburo (detto damaru), ovvero la fonte di tutte le lingue e di tutte le espressioni, nonché simbolo del suono stesso e quindi della creazione. Secondo alcune versioni del mito della creazione, Siva crea i mondi eseguendo la danza cosmica e, nel corso di essa, suona il tamburo 14 volte creando gli alfabeti.
Il tridente simboleggia lo strumento per punire i malvagi su tutti e tre i piani: spirituale, sottile e fisico/grossolano.



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