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Il Sigaro

La pianta del sigaro si chiama nicotina tabacum.
Esistono 2 piante principali di tabacco : il corojo e il criollo. La prima viene coltivata in serra e da questa si ottengono le foglie più pregiate, quelle che vengono utilizzate per rivestire la parte esterna del sigaro.
L’altra pianta, il criollo, fornisce le altre 4 specie di foglie necessarie alla manifattura di un sigaro.
Il suo habitat naturale è l’area caraibica, grazie alle eccezionali condizioni climatiche .
La produzione del sigaro è composta da una serie successiva di fasi, la raccolta delle foglie, l’essiccazione che dura da 45 a 60 giorni, la stiva, il bagno in acqua e la scostolatura (l’eliminazione della nervatura centrale).
A questo punto le foglie di tabacco sono pronte ad essere arrotolate dagli abili maestri torcedores.

Un sigaro si compone di foglie di tabacco, cui sono state eliminate le nervature, che sono arrotolate a mano o a macchina (tripa). Il tutto è rivestito da un'ulteriore foglia di tabacco (capote), sigillato infine a un'estremità (a volte a entrambe le estremità ma può essere anche del tutto assente ogni chiusura) da un lembo di foglia - appositamente tesa, lavorata e sigillata al corpo del sigaro con una goccia di resina vegetale del tutto inodore e insapore - che è chiamata capa e che deve essere rimossa o bucata in corrispondenza della "testa" (usando strumenti come il cutter, cioè una piccola ghigliottina, o il puncher, che crea un foro) per poter aspirare il fumo una volta acceso il sigaro.

La conservazione avviene tramite semplici cofanetti da tavolo realizzati in legno massiccio di cedro caraibico chiamati humidor o umidificatori, i quali conservano il sigaro ad una temperatura tra i 16 e 18 gradi di umidità costante tra il 65% e 70%.
Condizioni ideali per un’ottima conservazione.

Scelte e consigli sul sigaro

La ricerca del sigaro perfetto può essere lunga, a volte per qualcuno non finisce mai.
Il miglio modo per educare ed affinare il palato consiste nel provare tipi e formati diversi di sigari, per poi trovare quello che più appaga personalmente.
Una variabile da tenere in considerazione nella scelta del sigaro è il tempo che si ha a disposizione per la fumata.
Il taglio è una pratica molto importante: deve dare uniformità alla combustione ed inoltre non deve rovinare la capa. La ghigliottina è lo strumento ideale poiché produce un taglio netto. Per accendere il sigaro occorre un fuoco generoso, ma non eccessivo, altrimenti si avrebbe un effetto lanciafiamme (è possibile usare indifferentemente sia accendini a gas che fiammiferi, non è consigliato l’uso di accendini a benzina o candele, poiché potrebbero inquinare il sapore del sigaro).

Il Rhum

La canna da zucchero, dalla quale si ottiene il rhum, ha origine antichissime, infatti era coltivata in India e Cina già nel 200 a.C..
Furono gli spagnoli, di ritorno dalle terre d’oltreoceano ad introdurre, anche in Europa, l’arte della distillazione di quello che inizialmente era un medicinale.
Difatti il nome “rhum” sembra derivante dal latino “saccharum officinarum”, ossia granello di sabbia farmaceutico.
Solo 2/3 della base della canna vengono destinati alla distillazione, in quanto più zuccherini.
Dopo la spremitura ,lo sciroppo ottenuto si lascia fermentare per ottenere un primo “Rhum Agricolo”. Altrimenti, è in questa fase che vengono aggiunti gli aromi (uvetta, vaniglia cannella, ecc.), che variano la qualità secondo la ricetta segreta di ogni distilleria.
Il succo fermentato viene distillato nelle caldaie di rame, arrivando ad una gradazione di 65/70°.
L’invecchiamento riveste un ruolo molto importante visto che il rhum trae grande beneficio da una lunga maturazione in botte.
Nonostante oggi si distingua il rhum in base alla colorazione, da sempre la caratteristica principale è la provenienza geografica.



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